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Medmal ed onere della prova del danneggiato

03/05/2018


Con ordinanza n. 3693 del 22.2.2018 la Terza Sezione Civile della Suprema Corte ha ribadito un concetto già consolidato nella giurisprudenza di legittimità: "Deve ritenersi che la mera individuazione di profili di colpa nella condotta del sanitario non sia sufficiente all'affermazione della sua responsabilità, richiedendosi anche la ricorrenza del nesso di causa tra la condotta colposa e l'evento di danno, costituente oggetto di un ulteriore e autonomo accertamento giudiziale, cosicché la sussistenza della prima non comporta - di per sé - la dimostrazione del secondo e viceversa: ne consegue che deve essere cassata con rinvio la sentenza di merito che afferma la responsabilità del sanitario per il ritardo nella diagnosi benché secondo la Ctu non è possibile non è possibile ricostruire il preciso «determinismo causale» né ricostruire l'esatto apporto delle singole condotte".

L'esistenza del nesso di causa tra condotta ed evento non può essere automaticamente fatto discendere dalla mera verificazione di quest'ultimo, né tantomeno la responsabilità può fondarsi su elementi opinabili o sulla mera probabilità di un esito maggiormente favorevole di un diverso trattamento. Così facendo si finirebbe con il soprassedere sulla imprescindibile esigenza di certezza giuridica, fondando l'assunto di responsabilità su un mero dato statistico.

Al riguardo, la Suprema Corte aveva già avuto modo di precisare che "il positivo accertamento del nesso di causalità, che deve formare oggetto di prova da parte del danneggiato (ndr. la sottolineatura è di chi scrive), consente il passaggio logicamente e cronologicamente conseguente alla valutazione dell'elemento soggettivo dell'illecito e cioè della sussistenza o meno della colpa dell'agente che, pur in presenza di un comprovato nesso causale, potrebbe essere autonomamente esclusa secondo criteri (storicamente elastici) di prevedibilità ed evitabilità (cfr. Cass. n. 7997/2005)".

In tema di nesso causale, la Corte di Cassazione, Sezioni Unite, con sentenza n. 30328/2002, ha affermato che "non è consentito dedurre automaticamente dal coefficiente di probabilità espresso dalla legge statistica la conferma dell'esistenza del nesso causale poiché il giudice deve verificare la validità nel caso concreto, sulla base delle circostanze del fatto e dell’evidenza disponibile così che, all’esito del ragionamento probatorio che abbia altresì escluso l’interferenza di fattori alternativi, risulti giustificata e processualmente certa la conclusione che la condotta omissiva del medico è stata condizione necessaria dell' evento lesivo con "alto o elevato grado di credibilità razionale" o "probabilità logica"".

Secondo un cristallizzato orientamento della Suprema Corte, confermato anche dalle pronunce più recenti, è l’attore che deve provare la connessione causale tra l'azione o l'omissione del medico e il danno da lui subito!

La Suprema Corte, negli anni recenti, ha affermato che "in tema di responsabilità dell'ente ospedaliero per inesatto adempimento della prestazione sanitaria, inquadrabile nella responsabilità contrattuale, è a carico del danneggiato la prova dell'esistenza del contratto e dell'aggravamento della situazione patologica (o dell'insorgenza di nuove patologie), nonché del relativo nesso di causalità con l'azione o l'omissione dei sanitari […]" (cfr. Cass., sez. III, 24 maggio 2006, n. 12362; Cass. sez. III, 16 gennaio 2009, n. 975).

Afferma, ancora, la Corte di Cassazione (con Sentenza, Sez. III civile, 11.11.2005, n. 22894), che la prova del nesso di causalità tra evento ed azione od omissione del medico sia sempre a carico del danneggiato, anche in materia di responsabilità medica: "La prova del nesso di causalità, tra l'azione o l'omissione e l'evento, è a carico del danneggiato. Tale principio non soffre deroga in materia di responsabilità medica. Anche in questa è a carico del paziente la prova dell'esistenza del contratto e dell'aggravamento della situazione patologica o l'insorgenza di nuove patologie, per effetto dell'azione o dell'omissione. Deve escludersi, quindi, che ove si verifichi un evento dannoso sia a carico della struttura ospedaliera la prova contraria che l’evento non è riconducibile all’ente in termini di certezza o di probabilità".