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Efficacia e costi del Servizio Sanitario Nazionale

03/05/2018


Dall'interessante studio recentemente pubblicato in occasione di un convegno, emerge come le risorse destinate a tale comparto abbiano conosciuto pesanti tagli e ridimensionamenti: secondo la Corte dei Conti, dal 2010 al 2014 i tagli alla sanità ammontano a 31 miliardi.

A causa di ciò, è cresciuto il numero di cittadini che hanno preferito rivolgersi alla sanità privata per sopperire a tempi di attesa lunghi o alla mancanza di disponibilità di strutture.

Si è inoltre assistito ad una sempre più accentuata rinuncia alle cure, alle terapie ed alla prevenzione da parte dei cittadini, a causa dei crescenti costi dei ticket relativi alle prestazioni sanitarie pubbliche: dal 2008 al 2016, la contrazione delle spese nel settore della salute si è attestata al -28,9%.

I dati emersi dall’indagine, tuttavia, lasciano trasparire dei segnali positivi nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale, con soddisfazione dei cittadini ed una profonda fiducia verso la Sanità pubblica.

La spesa sanitaria pubblica è passata da circa 75 miliardi del 2001 a 110 del 2014, con un incremento medio annuo pari al 2,9%; questo andamento è frutto di una crescita media annua del 5,5% nel periodo 2001-2008 e di una sostanziale stabilità nell’arco temporale 2009-2014.

Se il dato nazionale depone per un sostanziale equilibrio della spesa sanitaria, è però evidente una notevole diversità di comportamento (e di spese) tra Regione e Regione.

Ci sono, infatti, dieci regioni (Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Toscana, Lazio, Abruzzo, Campania, Calabria, Basilicata, Puglia) che hanno progressivamente eroso o mantenuto invariata la spesa nel corso del quinquennio 2009-2014, ma anche altre – tra le quali spiccano il Veneto e la Sardegna, rispettivamente per lo 0,2% e l’8,2% - nelle quali si osserva un aumento della spesa.

La spesa media pro capite nel 2014 è pari a 1.817 Euro; anche per questo dato, a livello territoriale si può riscontrare un’ampia variabilità, con regioni che hanno un valore di spesa pro capite di 1.689 Euro (la Campania) e regioni hanno importi decisamente più alti (il Molise supera i 2.200 Euro di spesa pro capite, mentre la Val d’Aosta, il Trentino Alto Adige e la Sardegna si attestano intorno ai 2.000 euro).

Un altro elemento che si staglia evidente è la <>netta soddisfazione dei pazienti /utenti soddisfatti delle prestazioni effettuate: nel caso degli interventi chirurgici, i molto soddisfatti sfiorano il 50%. Un elevato livello di soddisfazione è dichiarato anche per gli esami radiologici ecografici o endoscopici, le visite oculistiche, neurologiche cardiologiche, il day surgery, e le visite generiche.

Nelle visite ortopediche, odontoiatriche, psicologiche e dermatologiche si ritrovano i livelli di insoddisfazione maggiori, con percentuali che si aggirano intorno al 20% (che giunge al 40% se si somma la componente dei poco soddisfatti).

La prestazione di maggior insoddisfazione è quella delle visite geriatriche, che sommando chi si dichiara per nulla soddisfatto e poco soddisfatto, raggiunge una quota del 50% del totale degli intervistati.

Le prestazioni oggetto di indagine sono state svolte nelle strutture ospedaliere (nel 64% dei casi), in ambulatori pubblici (nel 28,5%) e in ambulatori privati (nel 19,4%).

Assai interessanti sono anche i dati relativi alle spese sostenute dai pazienti per esami, visite o accertamenti: circa il 60% ha sostenuto una spesa che oscilla tra o 100 e i 500 euro, il 14% ha speso meno di 100 euro, ben l’8% spende tra 1.000 e 5.000 euro. Una piccolissima quota ha sostenuto una spesa superiore ai 5.000 euro.

Rispetto alla spesa sostenuta la stragrande maggioranza (80%) non ha ottenuto alcun rimborso per le prestazioni effettuate, mentre per il 20% che ha usufruito di rimborsi, il soggetto erogatore è stato un’assicurazione per il 42%, o un fondo sanitario per il 35%.

In linea con i dati fin qui analizzati, il giudizio complessivo sul livello di servizio ricevuto è buono per il 40% degli utenti, ottimo per il 5%, e accettabile per ben il 36%. Risulta invece scarso per il 15% e pessimo per il 3% dei casi.

Il 10% di non soddisfatti imputa il proprio giudizio negativo alla scarsa competenza del personale medico o alla scarsa disponibilità del personale non medico e alla poca chiarezza nelle informazioni.

Fonte: quotidianosanita.it